Lettera di Christopher McCandless a un amico


"...Vorrei ripeterti solo il consiglio che già ti diedi in passato, ovvero che secondo me dovresti apportare un radicale cambiamento al tuo stile di vita, cominciando con coraggio a fare cose che mai avresti pensato di fare o che mai hai osato. C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà non esiste niente di più devastante che un futuro certo. Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l’avventura. La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze, non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in continuo cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso. Se vuoi avere di più dalla vita devi liberarti della tua inclinazione alla sicurezza monotona e adottare uno stile più movimentato che al principio ti sembrerà folle, ma non appena ti ci sarai abituato ne assaporerai il pieno significato e l'incredibile bellezza... ...Il Signore l'ha disposta (la gioia) intorno a noi e in tutto ciò che possiamo sperimentare. Non dobbiamo che trovare il coraggio di rivoltarci contro lo stile di vita abituale e buttarci in un'esistenza non convenzionale. La mia opinione è che non hai bisogno né di me né di nessun altro per portare questa gioia nella tua vita. È semplicemente lì che ti aspetta, che aspetta di essere afferrata. Spero che la prossima volta che ti vedrò sarai un uomo con una sfilza di nuove esperienze e avventure alle spalle.

Non esitare o indugiare in scuse.

Prendi e vai.

Sarai felice di averlo fatto.

Riguardati.

Alex.

 

 

I SOGNI DI UN “NARRABONDO"

PAOLO RUMIZ

Il Paese è in fregola. Ha voglia di andare. Troppo a lungo ricurva è stata la sua schiena, troppo umili e chine le sue, teste. Una volta esistevano i frontali tra automobili, og­gi abbiamo i frontali fra persone armate di cellulare. ln tre­no, troppa gente guarda un display anziché il paesaggio che scorre al finestrino. Si comincia già da bambini a usare il pol­lice su un touch screen, invece che ascoltare una fiaba che dice "cammina". È la degenerazione della specie. Il ritorno alla scimmia. È ora di dire basta. Le scarpe vendicatrici ri­tornano! Non quelle per apparire, ma quelle per masticare chilometri, battere il tamburo della terra, sentirne la voce oscura, scollinare, guardare lontano, respirare profondo come una prateria col maestrale. È un segno rivoluzionario, perché il Potere, lo stesso che ci ha resi pronti all' opportuni­smo e al baciamano, ci vorrebbe ancora più chini. Il Potere sa che l'uomo immobile non sogna, non canta e non legge più, diventa piatto e sottomesso, e questo è esattamente ciò che vuole da lui, per meglio derubarlo di ciò che Dio gli ha dato gratuitamente, e rifilargli poi cose inutili a pagamento. Chi cammina invece fa la rivoluzione perché capisce l'imbroglio, parla con gli altri uomini, li aiuta a reagire e a indignarsi contro questa indecorosa rapina. Il solo fatto di mettere un pie­de davanti all'altro, di questi tempi, è una dichiarazione di guerra alla civiltà dello spreco. Ai padroni dell'econo­mia non piace che l'uomo si muova con le sue gambe, perché sanno che l'uomo che si alza e cammina è una persona pensante, critica, che si guada attorno, controlla il territorio, incontra le persone e sa far rete con i suoi simili. Lo so come mi guarda la gente se cammino bene. Gli occhi dei passanti dicono: ma chi è quell'uomo che se ne va così eretto e regolare? Sarà certa­mente un uomo felice, padrone del tempo. Un uomo col sacco pieno di storie, uno che sa raccontare. E allora si avvi­cinano e mi parlano. Sanno in anticipo che sarò capace di narrare, perché chi cammina racconta meglio. E’ bastata la mia andatura ad avvicinarli, come un' esca. Vìandanza vuol dire narrazione, a tutti gli effetti. Il passo, unito al battito del cuore e al respiro, diventa ritmo, quindi metrica, quindi dà una cadenza superiore - poetica - al tuo        parlare. E’ viandando che vengono le folgorazioni, le im­magini e le metafore che fanno speciale la tua storia. E’ cam­minando che si miscelano i pensieri in modo p originale. "Errabondo" si dice di chi ama perdersi per le strade del mondo. Ma poiché colui che erra è anche una persona che narra, allora possiamo    inventare una parola nuova, "narra­bondo". E’ il mio sogno, lo stesso dei "clerici vagantes": un piatto di minestra in cambio di una storia. Di villaggio in vil­laggio. E un giorno ci riusci.

 

 

Da “STORIA DEL CAMMINARE”

 

Rebecca Solnit

 

Il Caesar’s forum è l’apice, il gioiello della ricreazione della città di Las Vegas.

Con il soffitto a botte dipinto in modo da riprodurre il cielo e l’illuminazione nascosta che circa ogni mezz’ora passa dal giorno al crepuscolo e viceversa, la galleria del Forum è più di quanto si possa immaginare. Le sue “strade” serpeggianti e disorientanti rigurgitano di distrazioni: negozi pieni di vestiti, di profumi, di giocattoli, di gingilli, una fontana che sul retro è un’enorme acquario di pesci tropicali, la famosa fonte degli dèi e delle dee giovani che resuscitano periodicamente durante un temporale simulato con i lampi laser che saettano per la cupola simile ad un cielo.

Il Caesar’s Forum è uno dei centri commerciali di maggior successo del mondo.

Lo scrive il Wall Street Journal, aggiungendo che se ne sta progettando un ampliamento, una città collinare romana nella quale di tanto in tanto compariranno anche dei carri e dei cavalli.

Intorno ci sono le Red Rocks, che chiudono il primo orizzonte di Las Vegas: le Red Rocks sono altrettanto aperte e pubbliche quanto il Caesar’s Forum, ma nessuno le promuove, proprio come nessuno promuove la libera attività del camminare rispetto alla lucrativa industria automobilistica.

Mentre decine di migliaia di persone si aggirano per i centri commerciali, saranno forse un centinaio quelle che si aggirano per gli spazi più vasti delle Red Rocks, con le loro guglie e speroni ben più alti e spettacolari di qualunque casinò.

Molti si limitano a passarci in automobile o a inoltrarvisi a piedi quanto basta per scattare una fotografia, perché non vogliono arrendersi al ritmo più lento di questi luoghi, al crepuscolo che viene soltanto una volta al giorno, alla vita selvaggia che fa ciò che le pare, a un’area in cui non esistono tracce umane a strutturare i pensieri.

Per la maggior parte del tempo qui non accade niente se non il cambio delle stagioni e del tempo atmosferico, della luce e del lavorio del corpo e della mente.

Fantasticare è un’attività che ha luogo in una sorta di prateria dell’immaginazione, una parte dell’immaginazione non ancora arata, sviluppata o adibita ad un uso immediatamente pratico.

Gli ambientalisti hanno sempre sostenuto che le farfalle, i prati, i boschi, pur non producendo frutti economicamente utili, svolgono una funzione essenziale nel grande schema delle cose.

Lo stesso vale per le praterie dell’immaginazione: il tempo trascorso qui non è un tempo di lavoro, eppure senza di esso la mente si isterilisce, si intorpidisce, si addomestica.

La lotta per liberare gli spazi deve essere accompagnata dalla lotta per liberare il tempo, un tempo da trascorrere a vagabondare in quegli stessi spazi.

Altrimenti l’immaginazione individuale sarà spazzata via per fare spazio ai punti vendita delle catene commerciali a beneficio dell’attività consumistica, alle sollecitazioni autenticamente criminali, alle crisi di notorietà.

Sta a noi scegliere se continuare a cementificare o incoraggiare quegli spazi.